Camera dei Deputati

Commissione Bilancio

Sedute dell’8 luglio e del 13 luglio 2010

 

Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2009.
C. 3593 Governo.

Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2010.
C. 3594 Governo.

 

Rocco GIRLANDA (PdL), relatore, rileva preliminarmente che il rendiconto fornisce una «fotografia» della situazione reale del bilancio dello Stato, che integra quella fornita dal bilancio di previsione e consente di verificare il reale andamento della finanza pubblica nell'esercizio di riferimento. Nell'osservare che le risultanze del rendiconto dovrebbero, quindi, costituire la base essenziale sulla quale impostare il nuovo ciclo di programmazione economico-finanziaria, sottolinea come il rendiconto sia, pertanto, un documento contabile che andrebbe opportunamente valorizzato sul piano parlamentare. Rileva come in questa prospettiva si inseriscono anche le novità introdotte nella struttura di classificazione del bilancio dello Stato, articolato su le missioni e i programmi. In proposito, ricorda che la classificazione funzionale del bilancio, introdotta in via sperimentale nel 2008 e ora recepita e messa a regime con la nuova legge di contabilità e di finanza pubblica, la legge n. 196 del 2009, concentra l'attenzione sulle finalità e sui risultati dell'azione amministrativa, favorendo per tale via una valorizzazione del ruolo del rendiconto, che dovrebbe diventare una sede privilegiata per la valutazione delle politiche pubbliche, in quanto consente di tener conto dei risultati della gestione in vista dei processi di autocorrezione e di effettuazione delle nuove scelte. Osserva, tuttavia, che il rendiconto relativo all'anno 2009 interviene in una fase di passaggio tra la vecchia e la nuova disciplina legislativa, in quanto esso si riferisce ad un esercizio per il quale il bilancio di previsione è stato redatto ancora sulla base delle disposizioni contenute nella legge n. 468 del 1978. Pertanto, il rendiconto risulta ancora strutturato in unità previsionali di base in coerenza con la struttura del bilancio di previsione relativo al medesimo anno.
Fatte queste premesse, ritiene utile, in sede di analisi del rendiconto generale, riepilogare i dati di consuntivo degli andamenti di finanza pubblica registrati lo scorso esercizio. Preliminarmente, su un piano generale, ricorda che la situazione delle finanze pubbliche ha subìto, nel 2009, un sensibile deterioramento, con una continua revisione delle stime nel corso dell'anno in termini peggiorativi dei saldi programmatici, a causa dell'aggravarsi della crisi economica internazionale. Sottolinea come in tale scenario, il Governo ha adottato la scelta della prudenza fiscale, in quanto, pur in presenza di una tra le più gravi recessioni economiche degli ultimi decenni, è stato deciso di non incrementare il disavanzo di bilancio, già fortemente aumentato a causa delle condizioni cicliche sfavorevoli, anche al fine di contenere l'incremento del debito pubblico nazionale. Osserva, poi, come la strategia di bilancio per l'anno 2009, adottata contestualmente al DPEF 2009-2013, è stata caratterizzata da aspetti innovativi rispetto al passato. Ricorda, infatti, che la manovra di bilancio per gli anni 2009-2011 è stata programmata su base triennale già nell'estate del 2008, mediante il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito dalla legge n. 133 del 2008, con l'obiettivo fondamentale di correggere e stabilizzare dei conti pubblici, al fine di garantire la completa convergenza del profilo programmatico e di quello attuativo. La manovra di bilancio è stata quindi articolata in due fasi: la prima dedicata alla «messa in sicurezza» dei conti pubblici, la seconda al sostegno delle imprese e delle famiglie. Fa presente che l'analisi dei provvedimenti varati dal Governo per sostenere l'economia mette in luce come l'Italia non abbia attuato una politica fiscale espansiva, quanto piuttosto una rimodulazione delle poste contabili volta a sostenere l'occupazione e a favorire la ripresa. Ciò è avvenuto in un contesto ciclico nell'ambito del quale il prodotto lordo ha registrato, nel 2009, una flessione del 5 per cento - comunque inferiore alla media dei Paesi dell'Unione europea - imputabile, in gran parte, al calo delle esportazioni, che hanno risentito, tra l'altro, della crisi del commercio mondiale e della minore competitività determinata dai minori prezzi dei manufatti esteri. Per quanto concerne i saldi di bilancio, segnala che l'indebitamento netto della pubblica amministrazione risulta in aumento di 2,6 punti rispetto al 2008, attestandosi al 5,3 per cento del prodotto interno lordo. Tale incremento è riferibile, da un lato, alla contrazione delle entrate e, dall'altro, al significativo aumento della spesa, riferibile soprattutto all'effetto degli stabilizzatori automatici dei redditi. Nel segnalare che l'avanzo primario è divenuto negativo, essendo sceso a -0,6 per cento del PIL, con una riduzione di 3,1 punti rispetto al 2008, fa presente altresì che il rapporto tra debito e PIL ha subìto un significativo incremento rispetto all'anno precedente, arrivando ad un livello di 1.760,8 miliardi di euro, pari al 115,8 per cento del PIL. Con riferimento alla finanza decentrata, rileva che a fronte di una positiva stabilizzazione dell'indebitamento complessivo degli enti regionali e locali, connessa alle norme del patto di stabilità interno che limitano la formazione di nuovo debito, viene in evidenza - anche alla luce di quanto riportato nella relazione sul rendiconto generale dello Stato per il 2009 trasmessa al Parlamento dalla Corte dei conti - un non favorevole andamento della spesa corrente, che riguarda essenzialmente i piccoli comuni, una gestione irregolare dei residui attivi e una situazione critica di cassa, aggravata in molti casi dall'esistenza di debiti fuori bilancio. Insieme a tali fattori negativi, la Corte sottolinea, inoltre, il problema dell'eccessiva parcellizzazione della struttura amministrativa degli enti territoriali che non permette un pieno controllo dei trasferimenti che, per quanto riguarda gli enti locali, oscillano annualmente tra i 15 e i 20 miliardi di euro. Quanto alla spesa sanitaria, rileva che essa risulta in rallentamento nel 2009, con una crescita dell'1,9 per cento, contro il 3,5 per cento registrato in media nel biennio precedente. La forte flessione del PIL, ha tuttavia determinato un incremento dell'incidenza di tale tipologia di spesa sul prodotto al 7,3 per cento, dal 6,9 per cento nel 2008. Per quanto concerne, più nel dettaglio, i saldi del bilancio dello Stato registrati a consuntivo nel 2009, ricorda che il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato, in termini di competenza, al lordo delle regolazioni debitorie e contabili, risulta pari a 32.696 milioni di euro, con un miglioramento di 5.293 milioni di euro rispetto al saldo registratosi nel 2008. Il risultato risulta inoltre migliore sia delle previsioni iniziali, pari a 39.860 milioni di euro, che delle previsioni definitive, secondo le quali il saldo netto da finanziare era previsto attestarsi nel 2009 a 78.045 milioni. Al netto delle regolazioni contabili e debitorie, pari a 5.756 milioni di euro, il saldo netto da finanziare nel 2009 assume un valore pari a 26.938 milioni di euro, migliore di quello registrato nel 2008, quando tale saldo fu pari a 30.507 milioni di euro. Osserva, quindi, che il valore del saldo netto da finanziare, come determinato dai risultati di gestione, rientra pertanto nel limite massimo di 36.600 milioni di euro fissato dalla legge finanziaria per il 2009, al netto delle regolazioni debitorie, pari a 7.070 milioni di euro. Segnala, inoltre, che anche il saldo corrente, il risparmio pubblico, nel 2009 evidenzia un leggero miglioramento rispetto all'anno precedente, risultando pari a 23.588 milioni di euro, con un incremento di 708 milioni di euro. Il risultato risulta migliore rispetto sia alle previsioni iniziali che a quelle definitive, in base alle quali il risparmio pubblico avrebbe dovuto attestarsi su valori negativi, in misura pari a 20.255 milioni di euro. In proposito, ricorda come la relazione illustrativa sottolinea come il valore positivo assunto dal risparmio pubblico evidenzi la connotazione qualitativa del risanamento finanziario. Fa presente, poi, che il ricorso al mercato, che si è attestato a 208.837 milioni di euro, evidenzia un miglioramento di circa 14 miliardi di euro rispetto al 2008 e che tale saldo si è attestato nel 2009 su valori decisamente più bassi rispetto alle previsioni iniziali e a quelle definitive. Osserva, poi, che anche il valore del ricorso al mercato nei risultati di gestione risulta pertanto inferiore al limite massimo, pari a 260.000 milioni di euro, fissato dalla legge finanziaria per il 2009. Ricorda, inoltre, come anche in termini di cassa, i saldi del bilancio dello Stato nel 2009 risultino migliori rispetto ai risultati dell'esercizio 2008. Per quanto attiene alla gestione di competenza, rileva che l'entità complessiva degli accertamenti di entrata, comprensivi delle entrate per accensione di prestiti, è risultata, nel 2009, pari a 777.514 milioni di euro, con una evoluzione positiva rispetto al 2008, con un incremento di 57.278 milioni di euro, pari al 7,95 per cento. Nel complesso, rileva come l'incidenza del totale delle entrate rispetto al PIL è pari al 51,1 per cento. In particolare, segnale che gli impegni di spesa assunti nel 2009 ammontano complessivamente - incluse le spese per rimborso prestiti - a 716.633 milioni di euro e rappresentano il 47,1 per cento del PIL. Rispetto ai risultati dell'anno precedente, la gestione presenta una complessiva diminuzione degli impegni di spesa pari a circa lo 0,54 per cento. Fa presente, poi, che il saldo netto da finanziare, pari a - 32.696 milioni di euro, corrisponde alla differenza tra un ammontare complessivo degli accertamenti di entrata finali di 507.796 milioni di euro e un ammontare complessivo degli impegni di spesa finali di 540.491 milioni di euro. L'incidenza del saldo sul PIL è pari al 2,2 per cento.
Rispetto al consuntivo 2008, evidenzia un lieve incremento dell'entità complessiva degli accertamenti relativi alle entrate finali pari a 10.050 milioni di euro, pari allo 2,02 per cento, riconducibile all'aumento degli accertamenti relativi alle entrate extra-tributarie, che si accrescono di 16.750 milioni di euro, pari al 33,9 per cento. Tale entità è risultata in ogni caso superiore sia alle previsioni iniziali che a quelle definitive. Fa presente, invece, che gli accertamenti di entrate tributarie hanno invece registrato, rispetto al 2008, un lieve decremento, in misura pari all'1,60 per cento. Gli impegni per spese finali assunti nel 2009 evidenziano, rispetto all'anno precedente, un aumento di 4.755 milioni di euro, pari allo 0,88 per cento, dovuto all'aumento di impegni di spesa di conto corrente, che si incrementano di 8.893 milioni di euro. Gli impegni di conto capitale sono invece diminuiti di circa 4.139 milioni di euro. Nel complesso, rileva come il dato di consuntivo degli impegni relativi alle spese finali si sia dimostrato di poco superiore rispetto alle previsioni iniziali, e inferiore rispetto alle definitive. Fa presente, poi, che il conto dei residui provenienti dagli esercizi 2008 e precedenti presentava, al 1o gennaio 2009, residui attivi per circa 163,8 miliardi di euro e residui passivi per circa 90 miliardi di euro e che nel corso dell'esercizio, sono stati accertati residui attivi per 142,9 miliardi di euro e residui passivi per 79,3 miliardi di euro. Per quanto attiene ai residui di nuova formazione, osserva che, per gli attivi, le somme rimaste da riscuotere e da versare ammontano a 71,3 miliardi di euro, mentre, per quelli passivi, le somme rimaste da pagare ammontano a circa 64,6 miliardi di euro e che, quindi, complessivamente, il conto dei residui, al termine dell'esercizio 2009 espone residui attivi per 194,5 miliardi di euro e residui passivi per 96,6 miliardi di euro. In proposito, richiamando le considerazioni contenute nella relazione illustrativa, rileva che il fenomeno dei residui, specie di quelli passivi, appare ancora nel corso del 2009 su livelli considerevoli, osservando come alla base di tale dinamica vi sono diverse cause sia di natura legislativa che di carattere amministrativo e contabile.
Per quanto attiene al disegno di legge di assestamento, ricorda che esso reca le variazioni che, a metà dell'esercizio, il Governo ritiene opportuno adottare in relazione alle previsioni di bilancio, in termini di competenza e di cassa. Osserva che anche il disegno di legge di assestamento per l'esercizio 2010 riflette la struttura del bilancio dello Stato, organizzato in missioni e programmi, adottata a partire dalla legge di bilancio per il 2008. rileva che, tra le norme dell'articolato, è opportuno richiamare in questa sede l'articolo 2, che al comma 1, novellando l'articolo 2, comma 3, della legge di bilancio per il 2010, aumenta il limite massimo di emissione di titoli pubblici, stabilito nella legge di bilancio, da 69.000 milioni a 82.257 milioni di euro. Fa presente che tale previsione in aumento del limite di emissione dei titoli pubblici registra le modifiche degli obiettivi di fabbisogno previsti nel corso dell'esercizio e può essere pertanto letta in raccordo con le nuove previsioni contenute nella Relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica del 6 maggio 2010, che hanno fissato la stima di fabbisogno per il 2010 al 5,3 per cento del PIL, pari a 82.257 milioni di euro, in aumento rispetto al 4,3 per cento indicato a febbraio nella Nota informativa. Per quanto concerne i saldi di competenza del bilancio dello Stato risultanti dal disegno di legge di assestamento, sottolinea che la relazione al disegno di legge evidenzia, in termini di competenza, al netto delle regolazioni debitorie e contabili, un miglioramento dei saldi del bilancio rispetto alle previsioni iniziali. Rileva che le previsioni assestate per il 2010 - risultanti dalle variazioni apportate per atto amministrativo fino al 31 maggio scorso e da quelle proposte con il disegno di legge di assestamento in esame - evidenziano, rispetto alle previsioni iniziali di bilancio, una riduzione del saldo netto da finanziare, al netto delle regolazioni debitorie e contabili, da 62.418 milioni di euro a 55.444 milioni di euro, con un miglioramento di circa 7 miliardi di euro, per la gran parte imputabile alle variazioni proposte dal disegno di legge in esame. Osserva che il valore del saldo netto da finanziare che si determina sulla base delle previsioni di assestamento rientra nel limite massimo stabilito dalla legge finanziaria per il 2010, che lo ha fissato in 63.000 milioni e che, in corrispondenza con l'evoluzione positiva del saldo netto da finanziare, le previsioni assestate di tutti gli altri saldi evidenziano un miglioramento. Fa presente che il risparmio pubblico, pur rimanendo di segno negativo, registra un miglioramento di 8.105 milioni, con una previsione assestata negativa di 10.130 milioni. Rileva analogamente, che l'avanzo primario aumenta di oltre 1.788 milioni, con una previsione assestata di 18.718 milioni e che anche il ricorso al mercato evidenzia un miglioramento di oltre 41 miliardi di euro comprese anche le regolazioni debitorie. Ricorda quindi che anche il valore del ricorso al mercato che si determina sulla base delle previsioni assestate, pari a 284.672 milioni, rientra nel limite massimo stabilito dalla legge finanziaria per il 2009 in 286.000 milioni di euro. Osserva che le regolazioni debitorie e contabili ammontano, in termini di competenza, a 4.578 milioni di euro, per un ammontare leggermente inferiore alla legge di bilancio e che, sulla base delle previsioni assestate, si registrano, sul lato delle entrate, regolazioni di bilancio per 31.946 milioni, relative ai rimborsi IVA, e, sul lato della spesa, regolazioni di bilancio, contabili e debitorie per 36.524 milioni di euro. Evidenzia che il saldo netto da finanziare, in termini di competenza, al lordo delle regolazioni debitorie, contabili e dei rimborsi IVA, risulta pari a 60.022 milioni di euro e che tale miglioramento, determinato dalle previsioni assestate, è attribuibile pressoché interamente all'andamento delle spese finali, che registrano una riduzione di circa 7 miliardi di euro, principalmente ascrivibile al calo delle spese correnti e per interessi. Rileva invece che le entrate non registrano, nel provvedimento di assestamento, variazioni significative. Al riguardo, evidenzia che la Relazione precisa che, per una puntuale quantificazione del gettito dell'esercizio finanziario 2010, non sono al momento conosciuti i dati definitivi concernenti l'autoliquidazione delle imposte sui redditi, considerato che i versamenti a saldo ed in relativi alle dichiarazioni dei redditi possono essere effettuati fino al 16 giugno e, dopo tale data, entro i 30 giorni successivi, maggiorando le somme da versare nella misura dello 0,40 per cento. Pertanto, sottolinea che la Relazione ritiene possibile, in via successiva, la presentazione di apposito emendamento al disegno di legge di assestamento, qualora gli andamenti ipotizzati ai fini del bilancio di previsione 2010 non siano in linea con quelli effettivi, solo quando saranno disponibili i suddetti dati. Al momento, nell'ambito delle entrate tributarie, rileva che assumono un particolare rilievo le variazioni relative all'IRE, con un incremento di 1.050 milioni, all'IRES, con un decremento -4.349 milioni, all'imposta sostitutiva, con un decremento pari a -634 milioni, all'accisa sui prodotti energetici, in aumento di 1.666 milioni, e al provento del lotto, con un decremento pari a 1.443 milioni.
Riguardo alla diminuzione delle spese finali, che da una previsione iniziale di 505.829 milioni scendono a una previsione assestata di 498.891 milioni, sottolinea che essa è frutto di una consistente riduzione delle spese correnti proposta dal provvedimento di assestamento per 8.484 milioni, cui fa riscontro una proposta di incremento delle spese in conto capitale per 806 milioni. Rileva che la proposta di riduzione della dotazione di competenza della spesa corrente è principalmente legata alle minori esigenze relative, in primo luogo alle spese delle amministrazioni locali. Evidenzia che i trasferimenti correnti alle Amministrazioni pubbliche vengono infatti ridotti di 2.967 milioni, con particolare riferimento alle risorse da attribuire alle Regioni a statuto ordinario a titolo di compartecipazione all'IVA, con un decremento di 2.468 milioni, per adeguare lo stanziamento alle effettive necessità di finanziamento della spesa sanitaria corrente. Osserva che in secondo luogo tale riduzione è attribuibile alla significativa contrazione della spesa per interessi, pari a 5.199 milioni, determinata per lo più, come evidenziato nella relazione illustrativa, dall'adeguamento all'effettivo fabbisogno per gli interessi sui titoli del debito pubblico, in diminuzione di circa 4,5 miliardi di euro in relazione all'andamento del mercato. Rileva che, in terzo luogo, essa è imputabile alla riduzione della spesa per poste correttive e compensative, pari a 763 milioni, che interessa in particolare le assegnazioni all'Amministrazione autonoma dei monopoli per la gestione del servizio del gioco del lotto. Osserva quindi che le variazioni proposte alle spese in conto capitale, con un aumento pari a 806 milioni, sono in particolare riconducibili ai maggiori crediti d'imposta fruiti dalle imprese costruttrici o importatrici, nonché dai rivenditori per il rinnovo del parco autoveicoli. Sottolinea che, come in relazione ai dati di competenza, anche in termini di cassa il disegno di legge di assestamento per il 2010 evidenzia, al netto delle regolazioni debitorie e contabili, un miglioramento dei saldi del bilancio, rispetto alle previsioni iniziali. Evidenzia in particolare, che il saldo netto da finanziare si attesta a 112.456 milioni di euro, manifestando un miglioramento di 4.237 milioni rispetto alle previsioni iniziali e che, analogamente, il risparmio pubblico, pur rimanendo di segno negativo, registra nelle previsioni assestate un miglioramento di 10.393 milioni, attestandosi a 55.664 milioni di euro. Osserva che anche il ricorso al mercato, al lordo delle regolazioni debitorie, diminuisce rispetto al bilancio di previsione di oltre 37 miliardi di euro, raggiungendo un valore pari a 342.878 milioni, mentre soltanto il saldo primario mostra un lieve peggioramento, passando da un valore negativo di 37.344 a 38.455 milioni. Dal quadro delle variazioni delle autorizzazioni di cassa, evidenzia che il miglioramento del saldo netto da finanziare è sostanzialmente dovuto ad una proposta di riduzione delle autorizzazioni ai pagamenti finali per complessivi 4,2 miliardi di euro, mentre il versante delle entrate si mantiene ad un livello sostanzialmente stabile rispetto alle previsioni iniziali. Rileva che la variazione in riduzione dei pagamenti finali proposta dal provvedimento di assestamento si riferisce ai pagamenti di natura corrente che vengono ridotti di complessivi 6.437 milioni, mentre la variazione dei pagamenti per spese in conto capitale risulta positiva, con un incremento pari a 2.180 milioni. Fa presente che, come con riferimento alla gestione di competenza, la riduzione della dotazione di cassa della spesa corrente dipende, per la gran parte, dal forte decremento della spesa per interessi, per un totale di 5.364 milioni, determinato per lo più dall'adeguamento all'effettivo fabbisogno per gli interessi su titoli del debito pubblico, in diminuzione per euro 4,5 miliardi circa, in relazione all'andamento del mercato. Rileva che, per il resto, la riduzione dei pagamenti correnti riguarda i minori trasferimenti alle Amministrazioni locali, e in particolare alle regioni a titolo di compartecipazione all'IVA, con un decremento pari a 2.348 milioni, e i pagamenti per poste correttive e compensative, con una riduzione di 703 milioni per minori assegnazioni all'Amministrazione autonoma dei Monopoli per la gestione del servizio del gioco del lotto. Nota che, per le spese in conto capitale, l'incremento di 2.180 milioni è imputabile principalmente, come per la competenza, ai maggiori crediti d'imposta fruiti dalle imprese per il rinnovo del parco autoveicoli. Si rileva, inoltre, l'incremento relativo ai contributi alle amministrazioni centrali per circa 900 milioni, da riferire in particolare al fondo rotazione per le politiche comunitarie. Per quanto concerne, infine, l'entità effettiva dei residui esistenti all'inizio dell'esercizio, come accertata nel disegno di legge di approvazione del Rendiconto per l'esercizio 2009, ricorda che, dal lato della spesa, i residui passivi accertati al 31 dicembre 2009 ammontano complessivamente a 95.926 milioni, al netto dei residui relativi al rimborso prestiti pari a 741 milioni di euro, di cui ?63.946 milioni derivanti dalla gestione di competenza 2010, come residui di nuova formazione, e 31.980 milioni derivanti dalla gestione 2009 e precedenti. Rileva che, in sede di formazione del bilancio di previsione per il 2010, la consistenza complessiva dei residui passivi era stata determinata in via presuntiva in 89.335 milioni di euro. Osserva che il Rendiconto 2009 ha pertanto accertato una consistenza complessiva dei residui passivi maggiore di 6.590 milioni rispetto a quella presunta nel bilancio. Ricorda che la Relazione illustrativa evidenzia come l'incremento della consistenza complessiva dei residui nel 2009 sia determinata esclusivamente da quelli di parte corrente che aumentano di 7.165 milioni, mentre i residui di conto capitale registrano un decremento pari a 575 milioni. Osserva che l'andamento dei residui passivi negli ultimi anni evidenzia una importante flessione nell'anno 2007, che interessa in particolare i residui in conto capitale, con un andamento confermato anche negli anni successivi. Ritiene che la flessione nella consistenza dei residui in conto capitale sia da porre in relazione alla disposizione recata dall'articolo 3, comma 36, della legge n. 244 del 2007 che ha determinato, a partire dal 2007, la riduzione, da sette a tre anni, del termine di mantenimento in bilancio dei residui passivi in conto capitale. Ritiene peraltro da considerare, in merito a tale aspetto, che l'eliminazione dal conto del bilancio dei residui passivi propri di conto capitale dopo tre anni, anziché sette, legata al nuovo regime della perenzione, ha determinato la necessità, evidenziata anche dalla Corte dei conti, di dover riscrivere in bilancio, negli appositi Fondi di riserva per la riassegnazione alla spesa dei residui passivi perenti, quota parte delle somme perenti agli effetti amministrativi sulla base delle richieste dei creditori. Osserva che la maggiore consistenza dei residui passivi a fine anno 2009 è correlata soprattutto, come sopra accennato, all'ampia formazione dei nuovi residui, derivanti dalla gestione della competenza nel 2009, che ammontano complessivamente a 63.946 milioni. Rileva che, rispetto al precedente esercizio, si registra un incremento di 7.901 milioni di euro, incremento che interessa sia i residui di parte corrente che in conto capitale. Ricorda che, come rilevato nella Relazione illustrativa, a determinare la consistenza, a fine 2009, dei residui di nuova formazione di parte corrente hanno concorso, soprattutto, gli aggregati relativi al complesso dei trasferimenti ad amministrazioni pubbliche per 26.141 milioni, di cui 20.972 milioni si riferiscono alle amministrazioni locali, con riferimento essenzialmente al Fondo federalismo fiscale, Fondo sanitario nazionale, trasferimenti alle Università, ai redditi da lavoro dipendente, per un ammontare pari a 3.251 milioni ed ai consumi intermedi, per un ammontare pari a 2.533 milioni. Per quanto concerne i nuovi residui di conto capitale, pari a 27.049 milioni, rileva che essi riguardano il complesso dei contributi agli investimenti ad amministrazioni pubbliche per 8.081 milioni e i contributi agli investimenti ad imprese per 5.764 milioni, determinati, in particolare, dagli incentivi alle imprese industriali e dal fondo per la competitività e lo sviluppo, per circa 600 milioni, e le Ferrovie Spa per 1.610 milioni.

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Lino DUILIO (PD), ritiene utile svolgere alcune brevi riflessioni di carattere generale sui disegni di legge all'esame della Commissione, richiamando per aspetti di maggiore dettaglio le considerazioni del collega Vannucci. In primo luogo, richiama le affermazioni del relatore in ordine al ruolo del disegno di legge di approvazione del rendiconto, che costituisce una fornisce una «fotografia» della situazione reale del bilancio dello Stato, che integra quella fornita dal bilancio di previsione e consente di verificare il reale andamento della finanza pubblica nell'esercizio di riferimento. Al riguardo, rileva come tutto, tranne la personale cortesia dei presenti, sia contro l'Esecutivo. Osserva, infatti, che il rendiconto riferito all'esercizio 2009 consente una prima valutazione dell'operato del Governo ed invita il vice ministro Vegas ad effettuare un esame dei risultati raggiunti nei primi due anni e mezzo della XIV legislatura e nei primi due anni della presente legislatura, che, a suo avviso, dimostrano l'esistenza di una linea di continuità nelle politiche economiche perseguite del Governo. Rileva, in proposito, come con gli Esecutivi sostenuti dall'attuale maggioranza si assista ad un costante peggioramento della situazione della finanza pubblica e ad un incremento delle spese correnti, accompagnato spesso da una contrazione della spesa per investimenti. Fa presente come nella presente legislatura il Governo e la maggioranza stiano ricorrendo con troppa facilità alla giustificazione della crisi economica internazionale per spiegare andamenti negativi della finanza pubblica che non sempre possono ricondursi alla pur grave situazione internazionale. Nell'osservare come il continuo richiamo di tale giustificazione stia, di fatto, precludendo ogni seria analisi degli attuali andamenti della finanza pubblica, si chiede quali effetti abbiano sortito le misure adottate dal Governo per «mettere in sicurezza» la finanza pubblica, a partire dal decreto-legge n. 112 del 2008, che ha aperto la strada alla presentazione, su base annuale, di manovre triennali con le quali l'Esecutivo non migliora il quadro finanziario complessivo, ma cerca di tamponare le falle di conti che fanno ormai acqua da tutte le parti. Per quanto attiene alla nuova struttura del bilancio, pure richiamata nella relazione introduttiva dall'onorevole Girlanda, rileva che sarebbe stato opportuno ripercorrere più puntualmente l'evoluzione che ha portato all'adozione della nuova struttura del bilancio in missioni e programmi, manifestando il timore che molte delle disposizioni contenute nella nuova legge di contabilità e finanza pubblica rimangano semplici enunciazioni di principio in assenza di una adeguata attività di implementazione delle innovazioni introdotte dalla legge n. 196 del 2009. Ritiene, quindi, necessario che il Governo chiarisca cosa si sta facendo per attuare la nuova legge di contabilità e finanza pubblica, con particolare riferimento alle numerose deleghe in essa contenute, che rischiano di rimanere prive di effetti.
Su un piano generale, ritiene particolarmente grave che nei primi anni di legislatura si sia registrata una costante crescita delle spese correnti e un continuo assestamento al ribasso delle entrate, frutto di previsioni fin troppo ottimistiche. Quanto al primo profilo, osserva che la politica dei tagli lineari seguita dal Governo può astrattamente essere sostenibile in una fase iniziale, ma diventa inefficace, se non controproducente, negli esercizi successivi, nei quali si interviene con continue riduzioni della spesa che prescindono da una valutazione della qualità e delle finalità delle spese sostenute. In questo contesto, ritiene che una più seria riflessione dovrebbe essere condotta anche con riferimento alla funzionalità e all'efficienza della pubblica amministrazione, superando l'ottica della lotta all'assenteismo propriadel ministro Brunetta, che, seppure condivisibile sul piano dell'etica pubblica, rischia di rivelarsi sterile sul piano dell'efficienza amministrativa. Per quanto attiene al versante delle entrate, rileva come già i risultati dell'esercizio 2009 evidenzino chiaramente i rischi derivanti dall'iscrizione di poste valutate troppo ottimisticamente, sottolineando come rischi analoghi si pongano anche in relazione a molte delle disposizioni della manovra finanziaria alla quale sono ascritti significativi effetti in termini di maggiori entrate. Nel complesso, valuta estremamente preoccupante l'andamento della finanza pubblica, ricordando la forte contrazione del prodotto interno lordo, l'azzeramento dell'avanzo primario, che ha assunto un valore negativo nel 2009, nonché la situazione della finanza decentrata, che appare sostanzialmente fuori controllo, ad eccezione del comparto riferito alla spesa sanitaria, che è stato possibile controllare più puntualmente grazie all'introduzione del Patto sulla salute.

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Il Vice Ministro Giuseppe VEGAS, dichiara di dissentire da molti degli interventi svolti. Sottolinea come il 2009 sia stato un anno difficile, ma come il 2010 offra segnali di relativa tranquillità. Ricorda come l'assestamento dell'esercizio precedente si sia presentato molto peggiorativo, con un significativo incremento della spesa, che serviva, in quella fase, per dare un qualche respiro all'economia. Rileva comunque che la situazione italiana non ha mai raggiunto i livelli di drammaticità riscontrati in altri paesi. Osserva che la crisi, in atto da circa due anni, si dipana effettivamente in maniera mutevole e quindi richiede interventi di tipo dinamico, in tal senso ritiene che gli interventi di cui al decreto-legge n. 78 del 2010 non potevano comunque essere anticipati. Fa presente che si è scelto di non adottare politiche di tipo keynesiano perché, come dimostrato da autorevoli studiosi, esse non necessariamente sono le migliori in un simile contesto e perché, nel contesto italiano caratterizzato da un debito pubblico molto elevato, l'ulteriore espansione della spesa pubblica avrebbe avuto effetti negativi. Ricorda inoltre che i mercati finanziari sono oggi caratterizzati dalla corsa verso i titoli pubblici ritenuti più affidabili, quindi si è registrata una corsa verso i titoli tedeschi, facendo così aumentare il differenziale nei rendimenti con i titoli del debito pubblico italiano. Fa presente tuttavia che tale situazione sarebbe sensibilmente peggiore se l'Italia avesse registrato il medesimo livello di crescita del debito, avutosi negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Francia. Ritiene che le scelte politiche adottate dal Governo abbiano garantito la maggiore tranquillità possibile al paese e che occorra proseguire sulla strada del rigore nei conti. Evidenzia inoltre come l'iniezione di liquidità nell'economia di un solo paese non avrebbe necessariamente gli effetti sperati sul prodotto interno lordo e come sia all'uopo necessario individuare risposte in sede europea per affrontare i problemi strutturali del basso livello di crescita e dell'invecchiamento della popolazione. Rileva che il rendiconto registra l'andamento negativo dello scorso esercizio, ma che dall'assestamento emergono segnali di relativa tranquillità, pur tenendo presente l'aleatorietà dell'andamento dei mercati finanziari internazionali. Ribadisce la necessità di adottare misure correttive dei conti e ritiene positivo che il Parlamento, pur nella comprensibile complessità dell'esame, non abbia inteso modificare i saldi fissati con il decreto-legge n. 78 del 2010.
Con riferimento agli ulteriori chiarimenti richiesti dall'onorevole Borghesi con riferimento alla riduzione dei trasferimenti alle regioni a statuto ordinario, fa presente che la compartecipazione relativa al finanziamento del Servizio sanitario nazionale è cosa distinta e diversa rispetto all'andamento del gettito IVA. Precisa, infatti, che la compartecipazione IVA destinata al finanziamento del Servizio sanitario nazionale deriva dall'esigenza di garantire il livello del finanziamento del servizio medesimo programmato a legislazione vigente, coprendo l'eventuale differenza rispetto a quanto realizzato in termini di gettito di IRAP e addizionale regionale all'IRPEF. Fa presente, inoltre, che la compartecipazione IVA finanzia anche funzioni non sanitarie e questo, evidentemente, influisce sul livello definitivo dell'aliquota di compartecipazione e sul valore complessivo in termini assoluti della compartecipazione, definiti con due distinti decreti del Presidente del Consiglio dei ministri.
Per quanto attiene ai chiarimenti richiesti dall'onorevole Calvisi, rileva che l'articolo 1, commi 834 e successivi, della legge finanziaria 2007, ha modificato l'ordinamento finanziario della regione Sardegna attribuendo a tale regione una maggiore compartecipazione alle entrate erariali che entra a regime a decorrere dall'anno 2010 e opera con un tetto di spesa predeterminato per gli anni 2007, 2008 e 2009. Sottolinea come la piena attuazione di quanto disposto dalla citata legge finanziaria 2007 sia subordinata all'approvazione, da parte della Commissione paritetica, prevista dallo statuto speciale della Regione medesima, di una apposita norma di attuazione, che deve stabilire i criteri di determinazione delle singole entrate e che, allo stato, non risulta ancora approvata. Osserva, pertanto, che lo stanziamento del capitolo di spesa destinato all'erogazione delle risorse relative alla suddetta compartecipazione è stato determinato per la quota relativa alla Sardegna soltanto sulla base delle stime fornite dal Dipartimento delle finanze, attesa l'impossibilità di una puntuale quantificazione, da parte della Ragioneria generale dello Stato, delle varie entrate.

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Lino DUILIO (PD), ritenendo meritevole di approfondimento le considerazioni di carattere generale del vice ministro Vegas, dichiara, tuttavia, di non condividere le valutazioni secondo le quali i risultati registrati dal rendiconto e l'aggiornamento delle previsioni contenuto nel disegno di legge di assestamento rappresentino dati sostanzialmente ineluttabili. Al riguardo, ricorda come più volte nella fase più acuta della crisi il Partito democratico avesse invitato il Governo ad incrementare le spese in conto capitale in misura pari ad un punto percentuale del prodotto interno lordo, al fine di sostenere gli investimenti nel momento più delicato della crisi economica e finanziaria. Ricorda, tuttavia, che il Governo e la maggioranza, con una significativa inversione di tendenza rispetto agli orientamenti manifestati nel corso della passata legislatura, si sono strenuamente opposti a politiche di crescita e di sviluppo in nome dell'esigenza di assicurare il raggiungimento di un rapporto tra deficit e PIL pari al 3 per cento. Sottolinea come il Governo abbia invece perseguito una politica di estrema prudenza, che lo ha sostanzialmente spinto ad aspettare inerte gli eventi esterni e non ha consentito non solo di raggiungere, ma nemmeno di avvicinare gli obiettivi fissati in sede europea. Nel rilevare come ora anche la bontà delle politiche keynesiane venga messa in discussione, si chiede quali siano le politiche che il Governo intenda adottare nei prossimi anni, osservando come il controllo dei conti pubblici rappresenti senz'altro uno strumento assai importante per la stabilità economica e monetaria del nostro Paese, ma non possa costituire l'unico obiettivo dell'azione di Governo. Non ritiene, peraltro, possibile ipottizare che le politiche volte a sostenere la crescita economica siano realizzate a livello europeo, sottolineando come le già scarse risorse disponibili per tali politiche siano pressoché totalmente finalizzate alle politiche di coesione e alla politica agricola comune. Non ritenendo, quindi, possibile una efficace politica a sostegno della crescita economica a livello europeo, al di là delle affermazioni di principio proprie della Strategia UE 2020, ribadisce l'esigenza di adottare opportuni interventi in materia a livello nazionale, dal momento che - in assenza di misure significative - non può immaginarsi un sentiero di crescita diverso da quello che si va delineando per l'anno in corso, nel quale la crescita del prodotto interno lordo non dovrebbe superare, secondo le stime più favorevoli, un punto percentuale. Giudica, pertanto, in modo estremamente critico l'assenza del tema della crescita dall'agenda politica del Governo e della maggioranza. Dal momento che lo stesso relatore ha sottolineato come il rendiconto dovrebbe rappresentare l'occasione per fare il punto sull'andamento della situazione economica e finanziaria del Paese, chiede al Governo di chiarire quali siano i suoi intendimenti per il futuro, dal momento che non ci si può limitare ad una politica esclusivamente improntata al contenimento delle spese. A questo riguardo, peraltro, osserva come interventi più efficaci di riduzione delle spese correnti erano stati avviati nel corso della precedente esperienza governativa, quando era stata intrapresa il processo di analisi e revisione della spesa, ribadendo come il ricorso ai tagli lineari rappresenti uno strumento rozzo e volgare di contenimento dei costi delle amministrazioni pubbliche, che può essere utilizzato solo in casi di assoluta necessità, dal momento che esso perde la propria efficacia a seguito della reiterazione delle riduzioni di spesa. Nel complesso, giudica, quindi, insoddisfacente la politica perseguita dal Governo e dalla maggioranza, rilevando come, nonostante i tagli ripetutamente praticati, le spese correnti abbiano continuato a crescere, mentre le entrate di carattere abbiano segnato una apprezzabile riduzione. Ritiene, quindi, necessario che l'Esecutivo e la maggioranza, oltre a realizzare un più efficace contenimento delle spese, dovrebbero finalmente preoccuparsi non solo del numeratore dei rapporti deficit/PIL e debito/PIL, ma anche del denominatore di tali frazioni, realizzando serie politiche di sostegno alla crescita economica del Paese. Giudica pertanto necessario avviare un serio dibattito su questi temi, in quanto, in assenza di un mutamento di approccio, a suo avviso, il Governo continuerà ad attendere fatalisticamente gli eventi esterni, coniugando una certa prudenza sul versante della spesa con la speranza di una ripresa delle esportazioni.