INTRODUZIONE

 

Questo libro nasce “dal basso”, nel senso che ha preso le mosse dall’esperienza che la Fondazione Franco Verga ha condotto di recente presso alcuni ospedali e in alcune case di riposo milanesi.

All’interno di queste strutture, che sperimentano nella concretezza del quotidiano le problematiche ben riassunte nella prefazione di Maurizio Ambrosini al lavoro di Samuele Molli, abbiamo raccolto l’esigenza dei volontari e degli operatori sanitari di contribuire al rafforzamento della loro formazione professionale e culturale, messa a disposizione delle persone, molte immigrate, con le quali interagiscono.

E’ di tutta evidenza che le patologie diagnosticate sul piano clinico si sommano, nel momento della cura del migrante, con il suo patrimonio culturale, per l’influenza di molteplici fattori, che emergono in forma latente o manifesta e che vanno dalla religione alla concezione del corpo, dall’alimentazione al rapporto tra i sessi, dalle modalità di comunicazione al rispetto della privacy, e via continuando.

La problematica che ne deriva riveste particolare rilievo in tutte le società multietniche e comincia ad assumere significativa consistenza anche nel nostro Paese, investito da flussi massicci di migranti che si dirigono verso l’Europa e provengono da continenti diversi, fisiologicamente connotati da differenti matrici sociali e culturali.

La prospettiva di un futuro ravvicinato che vedrà modificare nel profondo la morfologia della realtà sociale richiede adeguate risposte sin da ora. Che fare, dunque?

Una prima risposta ai mutamenti in atto, peraltro già chiaramente visibili, passa da un aggiornamento professionale degli operatori pubblici e privati che incrociano i nuovi bisogni, sia impegnandosi per un ampliamento delle loro conoscenze, sia offrendo loro il supporto di qualificate iniziative di mediazione culturale, attività notoriamente non coincidente con quella di mero interpretariato.

In questa prospettiva, una linea di azione possibile può essere individuata in una positiva collaborazione tra l’associazionismo privato non profit e le strutture pubbliche di accoglienza, andando oltre lo schematismo del passato che teorizzava o una mera supplenza del privato-sociale rispetto all’Istituzione pubblica o una secca alternatività tra le due sfere di intervento.

Sul piano più pratico-concreto, che si tratti di scuole o di ospedali, di case di riposo per anziani o di altre istituzioni che vengono a contatto con la nuova popolazione, l’agire sintonico tra pubblico e privato può produrre un significativo valore aggiunto rispetto all’agire solipsistico dei due mondi.

E’ in questa cornice culturale che ha preso avvio l’esperienza da cui trae origine questa pubblicazione.

Per quanto si tratti di esperienza limitata, non sembra esagerato sostenere che essa ha trovato interesse diffuso, disvelato bisogni formativi reali, registrato apprezzamenti e positivi risultati, replicabili su più vasta scala.

Soprattutto, ha confermato la possibilità di offrire un servizio più a misura d’uomo ai “nuovi italiani”, in una condizione di bisogno dove le differenze sopra accennate si ricompongono nella comune appartenenza all’unica razza umana.

 

                                                                  Lino Duilio, Presidente Fondazione Verga