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C’è il sì della Prefettura Legittima la mail comunale con il nome in dialetto
— CONCOREZZO — NON SI PUÒ impedire a un assessore di riportare nei documenti ufficiali, o nelle e-mail, il nome del Comune che amministra in lingua locale. Lo sostiene la prefettura di Milano rispondendo a un esposto del capogruppo consigliare del centrosinistra di Concorezzo Antonio Lissoni, al quale era sembrata una forzatura l’applicazione del bilinguismo alla comunicazione istituzionale. A far scattare la protesta l’iniziativa dell’assessore leghista alla Cultura, Identità e Tradizione Mauro Capitano di inserire nella sua firma digitale la datazione Cuncuress.
Allora, assessore, è soddisfatto? «È un risultato importante, una piccola vittoria che sancisce la dignità della tradizione”, risponde». Era necessario scomodare il prefetto? «Spiace dover arrivare fino a questo punto per difendere la cultura locale, ma a quanto pare c’è ancora una parte della sinistra che preferisce i cartelli in arabo alla lingua dei nostri avi».
Capitano non intende fermarsi qui. E annuncia: «porteremo presto in Giunta la delibera per la toponomastica bilingue».
E intanto alla sua firma digitale ha aggiunto la frase: “Chi voeure i vaghe, chi non voeure i manden”. Vale a dire: “chi vuole ottenere qualcosa si dia da fare, si esponga in prima persona, chi invece non vuole ottenere nulla deleghi agli altri”. Ant.Ca.
Scompare un treno Pendolari esasperati
Soppresso il convoglio delle 9.04. Proteste e disagi
di ANTONIO CACCAMO
— ARCORE — ASSONNATI, esausti, stanchi di aspettare un treno che poi viene soppresso. Non è storia di tutti i giorni, ma si ripete sempre più spesso nella stazione di Arcore. Ieri mattina i pendolari si sono ritrovati di fronte all’ennesimo convoglio cancellato. È mancato all’appello quello delle 9.04: «il treno è stato soppresso», è apparso a un certo punto sul pannello luminoso.
«Perché?». «Boh, non si sa», la risposta dei tanti studenti e impiegati in attesa. Trenitalia giustifica la soppressione causata da «problemi tecnici» sul treno che arrivava da Bergamo. «Gli incroci di più linee ad Arcore rendono difficile quantificare le soppressioni che però sono diminuite del 30 per cento in Lombardia. Ci scusiamo per i disagi e presto entreranno in funzione i nuovi treni». I pendolari hanno dovuto aspettare il treno successivo, quello delle 9.34. Che è ripartito strapieno alla volta di Milano. E sulla pensilina ancora proteste e lamentele: «Ci dicono di usare il treno, anzichè l’auto. Ma non fanno molto per incoraggiarci - commenta M.P. 20 anni -. Per raggiungere la stazione mi sono dovuta fare accompagnare da mia mamma, visto che da Concorezzo non ci sono sono autobus verso Arcore. Dovevo essere all’università alle 9.30 sono arrivata mezz’ora dopo, perchè non ho trovato il treno».
IL SERVIZIO regionale, visto dagli occhi dei pendolari della stazione di Arcore, che ogni mattina raccoglie viaggiatori da Vimercate, Casatenovo, Lesmo, Concorezzo, Villasanta, non è certo da 10 in condotta. «ma nemmeno da sufficienza», dice Gianluca Morelli, portavoce di un agguerrito comitato pendolari di Arcore, il comitato parcheggio. Giusto due settimane fa un malore aveva colpito un passeggero mentre viaggiava da Arcore a Monza su un convoglio dove la gente era stipata come sardine. Su quel treno a Carnate erano saliti anche i viaggiatori di un convoglio cancellato proveniente da Bergamo. Trenitalia, tuttavia, ha escluso che il mancamento sia stato provocato dal sovraffollamento.
Morelli tiene monitorato giorno dopo giorno quello che avviene sulla linea Milano-Lecco e Milano-Bergamo, e non vede miglioramenti: «Ci è stato detto che il servizio sarebbe cambiato nel 2010. Che il doppio binario da Carnate a Lecco avrebbe annullato tutti i disservizi. In più ci hanno detto che in Lombardia sono stati aggiunti 60 nuovi treni, in sostituzione di quelli vecchi, destinati, a loro volta, a rafforzare l’offerta. Noi sinceramente non ce ne siamo accorti. Stiamo assistendo a un aumento delle cancellazioni di treni. E non riusciamo a capire il perchè. Se prima le soppressioni avvenivano due volte al mese, ora siamo a due volte la settimana». E fa un esempio di cui è stato testimone diretto: «L’altra sera la partenza del treno delle 19.50 da Porta Garibaldi è stata ritardata di 15 minuti per sopprimere quella dopo. Così tu ti eri programmato la serata, dopo una giornata di lavoro, e devi rivedere tutto in corso d’opera. È umiliante».
Dopo l’estate la vendita della vecchia scuola
Sfratto rimandato per le associazioni cittadine
di MONICA AUTUNNO
— TREZZO SULL’ADDA — ALIENAZIONE della vecchia scuola di piazza Crivelli, si torna in consiglio comunale, ma l’operazione slitta all’estate: proroga per le associazioni e gli enti già sotto sfratto. Occorrerà più tempo del previsto per condurre in porto la vendita, stabilita dalla giunta Villa e già al centro di polemiche nei mesi scorsi, dello storico edificio di piazza Crivelli, nel cuore del centro storico, scelta per incamerare fondi e dare il via a un piano di intervento che porterà, innanzitutto, alla realizzazione di un grande parcheggio interrato. Primo ostacolo, la Sovrintendenza ai Beni ambientali, che ha precisato le proprie prescrizioni, imponendo la conservazione di una buona porzione dello stabile, in particolare dello storico colonnato anteriore. Secondo, la nuova normativa, qualsiasi intervento di alienazione va accompagnato dalla presentazione di uno studio che illustri le fasi e gli obiettivi del recupero.
Per la vendita, già nero su bianco al momento del bilancio comunale, occorrerà attendere la primavera inoltrata: previsione d’introito, circa due milioni di euro. «Il primo passo sarà la presentazione in consiglio comunale dello studio, che stiamo limando in questi giorni - spiega il sindaco Danilo Villa - : pensiamo di andare in consiglio su questo argomento nel giro di una decina di giorni. Poi scatteranno i passi successivi: la gara per l’alienazione dovrebbe avvenire prima dell’estate».
Potrebbero essere sovrastimati i due milioni di euro previsti: «Così sembra, stando agli ultimi accertamenti che abbiamo fatto. Le prescrizioni della Sovrintendenza circa la conservazione di parti dello stabile, solo la parte centrale, sia chiaro, rappresentano inoltre un indubbio problema nella ricerca di acquirenti: rimaniamo comunque persuasi della bontà dell’operazione, occorre trovare un modo per accelerare la sistemazione di quella zona della città». Il parcheggio? «Resta il progetto centrale, senza tutta l’operazione non avrebbe senso». Proroga sino a giugno per la dozzina di associazioni che, da molti anni, hanno sede nei locali dell’ex scuola.
Potranno rimanere sino all’estate, nel frattempo è già messo a punto un piano di ricollocazioni, probabilmente nella sede della polizia locale di via Santa Marta (per gli agenti in vista il trasferimento in via Gramsci) e in alcuni locali del centro giovani di via Mazzini. Si tira diritto, nonostante le polemiche. Contro l’alienazione di un “bene di famiglia” come l’ex scuola di piazza Crivelli si sono espressi in più sedi tutti i gruppi di minoranza: la scuola, hanno detto, rappresenta un pezzo della storia di Trezzo. «Se vendere si doveva, si poteva partire da altro».
Carugate, scontro politico sul palazzetto dello sport
Per il centrodestra è «solo un PalaSpreco»
di ANTONIO CACCAMO
— CARUGATE — POLEMICA sul progetto del nuovo palazzetto dello sport. Il Pdl lo ha ribattezzato Palaspreco, perché lo considera un’opera faraonica, sovradimensionata rispetto alle esigenze del paese. L’amministrazione comunale di centrosinistra invece lo difende invece e dice: «sono le associazioni sportive a volerlo». Ma l’opposizione non ci sta. «La spesa prevista è oggettivamente spropositata», dice Antonio Giambitto, del Pdl: «dopo l’esperienza della ristrutturazione dell’ex-Municipio, costata la bellezza di più di 3.500.000, di cui 5.000 euro solo per il nome Atrion, ora l’amministrazione di Sinistra si vuole imbarcare in un’altra opera: il palazzetto dello sport. La spesa prevista inizialmente era di 2.000.000 di euro, mentre oggi si parla di più di 5.000.000 e senza ancora un progetto definitivo. Ci chiediamo se non sia meglio puntare su altre soluzioni, forse meno appariscenti, ma che possano offrire risposte alle necessità di più società, e non sul PalaSpreco fatto per poche attività e poche società. Non ci vengano a dire che mancano i soldi per colpa del governo Berlusconi».
Il sindaco Umberto Gravina difende il progetto: «l’idea di un nuovo palazzetto nasce dalla richiesta delle associazioni sportive che lamentavano spazi risicati rispetto alla popolazione e ai praticanti. Per questo motivo la lista Progetto Carugate lo ha inserito nel programma elettorale».
Si tratta di costruire un palazzetto polivalente da utilizzare anche per manifestazioni non sportive. Presentato nel 2008, il progetto è in attesa delle certificazioni e dell’omologazione Coni: «questo percorso è giunto ormai alla fine - spiega Gravina - i rilievi della agenzia per la validazione e le richieste specifiche del Coni hanno portato il costo dell’opera, chiavi in mano, a quattro milioni e settecentocinquanta mila euro, somma interamente coperta con le risorse accantonate dal Comune. Vale poi la pena di segnalare che sul costo d’asta vi è mediamente uno sconto che si aggira intorno al 25% del costo, che farebbe scendere la spesa di circa 900.000 euro». L’opposizione però ricorda che le prime stime di spesa si aggiravano attorno ai due milioni, il 60% in meno.
La giunta comunque ha intenzione di avviare i lavori al più presto: «una volta approvato il progetto esecutivo sarà emanato un bando per la costruzione, la gestione del palazzetto e dell’intero centro sportivo. L’obiettivo è di azzerare i costi gestionali che oggi gravano sul comune. L’attuale centro sportivo costa ogni anno 180.000 euro più 40.000 per l’utilizzo degli spazi da parte delle associazioni sportive carugatesi».
Dodici domande del Pd al centrodestra
— BASIANO — NUOVO ASILO NIDO e fusione con Masate, nuovo assessorato e questioni spicciole di quotidiana realtà amministrativa: le dodici domande del Pd alla nuova amministrazione di centrodestra. Sono riportate in una lettera aperta firmata dall’opposizione consiliare e inviate, oltre che ai cittadini, alla nuova giunta condotta da Paolo Moretti. «Abbiamo scelto questa strada - spiega l’ex sindaco e ora consigliere di minoranza Arturo Caloni - per dare un po’ di sveglia ai nuovi amministratori, perché in questi otto mesi è mancata ogni continuità rispetto alle cose fatte in passato, perché desideriamo chiarezza su quanto si intenda fare per il paese, e perché non condividiamo alcune scelte in itinere».
Primo problema, e forse maggiore, il referendum per la fusione con il comune di Masate. L’Unione esiste ormai da anni, la formalizzazione era questione di mesi prima delle scorse elezioni. «La nostra sensazione - spiega Caloni - è che anzichè lavorare perché si arrivi a questo traguardo da tempo atteso si lavori per dilazionare le cose e allontanare il traguardo sempre più. L’Unione è già un dato di fatto, perché non viene indetto questo referendum? Non ci sono state risposte chiare, sarebbe ora di averle». La questione fusione ha attinenza peraltro con molte scelte amministrative. La nuova maggioranza progetta un asilo nido da quaranta posti, e lavora per realizzarlo. «Non siamo contro gli asili nido, è chiaro - spiega Caloni - . Siamo perplessi sulla strada scelta: l’asilo così come progettato ci pare sovradimensionato rispetto alle reali necessità. Inoltre, ci chiediamo perchè non si sia avviata la progettazione della struttura in unione con Masate, come già si è fatto per altri interventi in passato». Al centro dei quesiti anche un argomento spinoso, il recente passaggio di testimone in giunta e la nomina ad assessore di un «noto professionista che opera sul territorio nel settore edilizio». «Nel quesito chiediamo ragione dell’avvicendamento e della nomina - dice ancora Caloni - senza alcuna intenzione di speculare, ma con l’intenzione di avere risposte».
Grandinata di polemiche sul nuovo municipio
— BRUGHERIO — IMPAZZA IN CITTÀ la polemica sul Piano integrato di Intervento di via De Gasperi che prevede la realizzazione di una nuova area residenziale e commerciale in centro e della palazzina del Comune. Un progetto fortemente voluto dall’amministrazione comunale già commissionato e realizzato dalla Sering di Concorezzo che in questi giorni viene sottoposto all’attenzione dei brugheresi attraverso dei volantini informativi e che verrà portato in Consiglio comunale (almeno per la parte residenziale di modifica del Piano regolatore vigente). Dopo l’intervento del Pd che ha già espresso la sua contrarietà al piano, questa volta a protestare è la forza d’opposizione Brugherio Popolare Europea. Parafrasando la canzone di Bennato «Il Gatto e la Volpe», Mariele Benzi, portavoce del partito di minoranza, spiega quali i punti che non convincono del progetto voluto dalla Giunta guidata da Maurizio Ronchi. «Quanta fretta, ma dove corri, dove vai…?», così esordiva la canzone e i rappresenti di Bpe aggiungono: «Dove corre, dove va il nostro sindaco? Con un’operazione dalla spregiudicatezza senza precedenti vuole forzare le regole, esautorare tutti gli organi competenti e approvare entro il 31 marzo un piano urbanistico che stravolgerà l’assetto di Brugherio». Non è tanto il progetto in se stesso sotto la lente d’ingrandimento degli oppositori, ma le dinamiche con le quali è stato approvato. «Nessuna discussione neppure sulle questioni più elementari: quali servizi utili al cittadino? Quali riflessi per la viabilità? Quale impatto? - ha aggiunto Mariele Benzi - Ma il sindaco, lo stesso sindaco la cui foto ormai campeggia ovunque, di queste cose non vuole parlare… ha deciso di evitare ogni vero confronto a riguardo, sia con la Commissione Urbanistica, sia con i cittadini, i quali evidentemente contano davvero poco agli occhi di chi pensa di governare la città come un monarca».
L’Amministrazione in pratica avrebbe già valutato e deciso tutto, perfino sul sito internet istituzionale sono pubblicate le risultanze di quello è definito come un progetto «vantaggioso». Nessun problema per Ronchi che conferma di aver deciso di portare la discussione in Consiglio comunale e che ha distribuito dei volantini di customer satisfaction. Il progetto prevede la realizzazione entro tre anni di un edificio di 7 mila metri cubi, di cui 2 mila per il Comune e 5 mila per attività commerciali e residenziali. «Un’operazione condivisa perché utile alla città, anche quando io non sarò più sindaco - ha ribadito Ronchi - ma anche a costo zero per la cittadinanza, perché realizzata interamente dal privato grazie a questo Pii». Laura Marinaro
L’esercito degli angeli in corsia
I volontari Avolsi nel 2009 hanno dedicato 18.000 ore ai pazienti
di BARBARA CALDEROLA
— VIMERCATE — UN ESERCITO di angeli in corsia. Boom di iscrizioni ad Avolvi, l’associazione che riunisce i volontari ospedalieri impegnati quotidianamente in sette reparti. «Io sono ciò che do» è il motto di questi campioni di bontà che nel 2009 hanno lavorato in corsia 18.000 ore. Un’enormità. Non è il solo record che il gruppo ha raggiunto l’anno scorso, non si può dimenticare lo svecchiamento progressivo dei 200 iscritti (+25% nell’ultimo anno), passati da un’età media di 57 anni nel 2008, ai 43 attuali. «Segno che i giovani si impegnano per il prossimo più di quanto non si creda», spiega il presidente Franco Berzioli.
Con turni di due ore al giorno, i volontari di Avolvi contribuiscono a quell’umanizzazione della cura che tutti auspicano: pazienti in primis, amministratori, medici e infermieri. La loro è una presenza discreta, aiutano i ricoverati nei pasti e nello svolgimento di tante, piccole incombenze che quando si è ammalati vengono difficili. Per scendere in trincea, si preparano con un corso di formazione ad hoc: «è obbligatorio, insegna a gestire la relazione con l’altro e con la sofferenza in modo corretto», sottolinea Berzioli. Ad occuparsene in prima persona è Pinuccia Peraboni, ex ad di una società di comunicazione. Schiva per natura, Pinuccia conta sulla collaborazione di due psicologhe. I corsi partiti il 22 febbraio aiutano gli aspiranti volontari a mettere a fuoco le motivazioni che li spingono ad accostarsi a quest’avventura. Nulla è lasciato al caso: da anni Avolvi svolge la sua opera anche in psichiatria, il reparto più difficile.
Un impegno a 360 gradi, quello dell’associazione vimercatese. Alla tavola rotonda che ha aperto ufficialmente l’anno, qualche giorno fa, è intervenuta anche Carla Riva, assessore ai Servizi sociali del Comune. «Senza Avolvi, saremmo nei guai – dice – questo gruppo è il fiore all’occhiello di Vimercate». Con il servizio di trasporto per malati in difficoltà e la Bottega di Nazareth, il laboratorio artistico di Oreno che accoglie pazienti psichici tutti i pomeriggi dalle 14.30 alle 18, il sodalizio si è conquistato un posto d’onore nel mondo del no profit cittadino. Di cui è stato antesignano in tutti i sensi. Per informazioni su come diventare volontario rivolgersi allo 039/6082418.
Maxi Minitalia di Capriate No di ambientalisti e Parco
Preoccupa il preventivato milione di visitatori
di MONICA AUTUNNO
— TREZZO SULL’ADDA — “NUOVA Minitalia”, pioggia di no. Arrivano dai Comuni, ma anche dagli ambientalisti e dal Parco Adda Nord le osservazioni maggiormente negative al progetto di trasformazione che interessa il parco Minitalia di Capriate san Gervasio, a ridosso del casello autostradale e del fiume, a poche decine di metri dal territorio trezzese. Il maxi progetto, firmato dalle società Thorus e Leolandia, già titolari del parco, e autografato dal designer Joseph Di Pasquale, prevede la trasformazione del parco, sino ad oggi sito di divertimenti di piccola e media utenza annesso alla storica Minitalia, in un futuristico paradiso dei divertimenti con padiglioni tematici, alberghi, nuove mirabolanti attrazioni e pure un grattacielo alto quasi cento metri. Un sito che potrebbe attrarre in riva all’Adda un milione di visitatori l’anno. Il progetto è già approdato sui tavoli di una Conferenza di servizi, e viaggia verso l’approvazione. Piace agli organismi sovracomunali e naturalmente al Comune di Capriate, che potrebbe incamerare dalla realizzazione oltre sei milioni di oneri di urbanizzazione. Ma ecco le osservazioni, che portano sui tavoli il no del territorio: in prima linea quasi tutti i Comuni attorno, il Parco Adda Nord e il Wwf. «Un milione di visitatori l’anno significa traffico - spiega il presidente del Parco Adda Nord Agostino Agostinelli - . E traffico che andrà a riversarsi su un’area rivierasca già molto compromessa da questo punto di vista. Non va inoltre trascurato il problema, non di poco conto, che l’area teatro dell’intervento si trova a poca distanza dal fiume, un’area che ha le sue valenze naturalistiche e le sue criticità».
Più pesanti ancora le osservazioni del Wwf Le Foppe, che prendono in esame ogni possibile ripercussione sull’ambiente. «L’opportunità per il territorio, è in realtà un’opportunità solamente per il privato - si legge nel documento degli ambientalisti -. In questa zona l’urbanizzazione scoordinata ha ormai raggiunto livelli tale da compromettere la qualità della vita. L’aumento della densità di insediamenti residenziali e produttivi genera un aumento intollerabile del traffico. La cementificazione della campagna riduce la capacità dell’ambiente di assorbire gli inquinanti. Le ultime riserve della biodiversità della nostra zona sono ormai assediate. L’ambito interessato alla proposta - ancora - è già notoriamente sottoposto a stress viabilistico, trovandosi, come ben evidenziato dal filmato propagandistico della società proponente, all’uscita dell’ A4, l’arteria autostradale più trafficata d’Europa. Questo elemento basterebbe anche da solo per dire no». Sul tavolo, invece, altre argomentazioni: l’inquinamento luminoso, il potenziale inquinamento atmosferico, e le ripercussioni potenzialmente pesantissime che l’intervento potrebbe avere sul sito protetto delle Foppe, che si trova a poche centinaia di metri.
Tre Comuni litigano per l’ampliamento del Centro Sport Ctl3
— CARNATE — CONTINUANO le polemiche legate al Ctl3, il centro per lo sport e il tempo libero creato in società dai comuni di Carnate, Bernareggio e Ronco Briantino. Dopo la gara d’appalto di un progetto di ampliamento (costruzione di piscine e allargamento del campo da golf) andato praticamente deserto il gruppo consiliare della Lega Nord di Ronco Briantino, contrario a quel progetto, torna alla carica: «andremo avanti con la nostra linea per evitare lo spreco di denaro pubblico», dice il segretario leghista di Ronco, Maria Grazia Von Berger Longino, che detta le sue condizioni: «difesa del verde, utilizzo di uno spazio verde dedicato non solo alla pratica sportiva anche al tempo libero, un progetto condiviso dai cittadini, e non solo dalle amministrazioni comunali».
Il tema è di quelli che scottano, al punto che la sezione del Carroccio di Ronco prende le distanze da quella di Carnate. Von Berger annuncia che «non parteciperò all’assemblea pubblica prevista per oggi». La Lega il mese scorso aveva chiesto la testa del presidente del consorzio di gestione del Ctl3, il consigliere comunale carnatese Ugo Parma.
Ant.Ca.
Scontro con il sindaco, si dimette il vice
Il rammarico del primo cittadino: «Ha fatto cose che non avrebbe dovuto fare»
di ANTONIO CACCAMO
— BERNAREGGIO — CADE UN’ALTRA TESTA nella Giunta di centrodestra che da giugno governa la città. Dopo l’addio di Irwin Corno, assessore leghista all’Urbanistica, a dimettersi ora è il suo compagno di partito, e vicesindaco, Maurizio Mariani. Mentre nel primo caso sembrano esserci ragioni di incompatibilità (il Comune ha un contenzioso edilizio aperto con i genitori di Corno) la decisione di Mariani, inaspettata, è invece legata a dissidi sorti all’interno della maggioranza. Questioni che hanno messo uno contro l’altro il sindaco, Emilio Biella (Pdl), e il suo vice. Pare che nella riunione dell’esecutivo che ha preceduto le dimissioni di Mariani siano volate parole grosse. Una litigata, o qualcosa di simile, ammessa anche dal capo dell’esecutivo: «Un po’ di discussioni le abbiamo avute», racconta Biella, senza entrare nei particolari. Svela però che «Mariani ha fatto delle cose che non doveva fare. Sono comportamenti che non ci sono piaciuti e glielo abbiamo fatto notare. Ne abbiamo discusso animatamente, dopodichè mi ha consegnato le sue dimissioni che io ho accettato». Di più non dice il capo dell’esecutivo: «Sono questioni personali: è bene che rimangano tali». Ma tiene a sottolineare che non ci sono problemi politici e che i rapporti con la Lega Nord, principale partner di governo, vanno a gonfie vele: «La Giunta è più unita che mai. Con la Lega abbiamo uniformità di vedute e di obiettivi su tutti i temi amministrativi. Abbiamo sottoscritto un programma elettorale che ha raccolto il consenso dei cittadini e che intendiamo portare avanti». Il Carroccio, del resto, continua a essere ben rappresentato nell’esecutivo bernareggese da Norberto Verderio (Urbanistica) e da Stefano Tornaghi (Lavori Pubblici). Da parte di Mariani nessun commento sulla vicenda: «Non ho niente da dire... almeno per il momento», manda a dire il diretto interessato, che appare molto amareggiato per l’accaduto.
MARIANI MANTERRÀ il suo posto in consiglio comunale nel nutrito gruppo della Lega Nord, partito che è stato determinante per il successo della coalizione di centrodestra che, contro ogni previsioni, è riuscita nell’impresa di sconfiggere il centrosinistra, da parecchi mandati al governo del paese. La sostituzione di Mariani in Giunta invece non è affatto scontata. Quel che è certo è che non avverrà in tempo brevi: «Non nomino più nessuno, vedremo di distribuire le deleghe tra i componenti che già ci sono». Un mini rimpasto, dunque, che non sposterà gli equilibri del’Amministrazione. Mariani si occupava di Personale, Sicurezza, Protezione Civile e Commercio. L’opposizione di centrosinistra «Con Bernareggio» va però all’attacco: «Le dimissioni sono la chiara dimostrazione della mancanza di coesione all’interno della maggioranza, contrariamente da quanto affermato da recenti dichiarazioni apparse a Bernareggio che ribadivano l’unità della coalizione».
Una «tessera bebè» alle neo mamme
— CONCOREZZO — SI CHIAMERÀ «TESSERA BEBÈ» o «Baby Card» ed è una carta riservata alle neo mamme grazie alla quale potranno usufruire di una serie di sconti nei negozi di Concorezzo. Il progetto, che dovrebbe vedere la luce in tempi brevi, già entro fine mese, nasce dall’idea dei commercianti e dalla collaborazione degli assessorati al Commercio e ai Servizi sociali del Comune. Determinante per far decollare l’iniziativa sarà proprio il contributo dei negozianti: «Hanno già aderito 70 punti vendita», racconta il loro presidente, Maurizio Torresani. La «baby card» offre sconti del 10% e sarà messa a disposizione delle famiglie che festeggeranno il lieto evento durante il 2010 e dovrebbe avere la durata di un anno.
Per i commercianti concorezzesi l’iniziativa rappresenta il tentativo di rispondere alla crisi che ha esteso i suoi pesanti effetti fino alle famiglie e alla rete dei piccoli negozi. Oltretutto, in un momento di difficoltà economiche, l’arrivo della cicogna rischia di aumentare le preoccupazioni delle mamme e dei papà, non fosse altro perchè mette a dura prova il budget familiare.
«Capiamo che molte famiglie sono costrette a rinunciare a molti acquisti per concentrare le risorse sulle necessità del loro piccolo - spiega Torresani -. Con i nostri sconti cerchiamo, per così dire, di compensare le maggiori uscite e di mantenere inalterato il livello della spesa». La tessera bebè è anche uno strumento promozionale: un tentativo di invogliare la gente a fare la spesa in paese. L’iniziativa, come si diceva, vede anche la collaborazione del comune di Concorezzo che stanmperà le tessere, le distribuirà attraverso l’ufficio anagrafe e realizzerà le vetrofanie con tanto di logo dell’iniziativa.
Ant.Ca.
Civati all’Argentia L’ira della Lega
— GORGONZOLA — CANDIDATO Pd a scuola per una conferenza, insorge la Lega: «Increscioso». A dar stura alla polemica l’incontro, promosso all’Istituto Argentia, fra gli studenti del triennio e il consigliere regionale e candidato Pippo Civati, autore del libro “Regione straniera”. Il dibattito si è snodato sui temi dell’integrazione e del razzismo. Nei giorni scorsi, l’interrogazione parlamentare presentata al ministro Gelmini dal deputato leghista Paolo Grimoldi: «L’incontro organizzato a scuola con Civati è avvenuto in assenza di contraddittorio: due ore abbondanti in cui Civati è passato dal trattare tematiche sociali a considerazioni politiche contro le azioni intraprese dal Governo e, in particolare, contro la linea politica della Lega Nord (...)». La richiesta: «Chiediamo quali iniziative il Ministro intenda adottare affinché tali episodi non si ripetano, e se non ritenga pertanto opportuno richiamare il dirigente scolastico». In una nota la replica del preside dell’Argentia Bruno Belletti: «L’iniziativa è stata promossa dai rappresentanti degli studenti e dal Comitato studentesco ed è stata autorizzata dal Consiglio di Istituto. Civati è stato contattato in quanto autore di un testo che prende le mosse da analisi di dati statistici, sociografici e sociologici, e la tematica trova radicamento nel bisogno espresso dagli studenti di stabilire relazioni solidali con gli stranieri, che nel nostro istituto sono il 10% della popolazione , a partire dalla quotidianità dell’esperienza scolastica».
Incubo nuovo termovalorizzatore Busnago chiama tutti in assemblea
Appuntamento venerdì 12. Tra le richieste uno studio sul rischio-cancro
di MONICA AUTUNNO
— TREZZO SULL’ADDA — TERMOVALORIZZATORE, nuova assemblea pubblica a Busnago: e si pensa a uno studio epidemiologico per verificare il rischio tumori nella popolazione. Si rimboccano nuovamente le maniche i sindaci “contro”, ed ecco un nuovo incontro pubblico sul raddoppio del termo di via Pastore fissato per il prossimo venerdì 12 marzo alle 20.45 al Palazzetto dello sport di Busnago. A darne notizia con una nota in veste di portavoce è il sindaco di Grezzago Vittorio Mapelli, e sono ovvi gli obiettivi dell’iniziativa: tenere alta l’attenzione sul problema, e cercare in extremis, a pochi giorni dal voto regionale, di portare allo scoperto consiglieri e assessori provinciali e regionali, che sino ad oggi, con pochi distinguo, hanno brillato per poca incisività o peggio per ambiguità sulla questione.
L’assemblea arriva in un momento peraltro delicato. L’8 marzo prossimo scadrà la proroga chiesta dalla Prima srl in Conferenza di Servizi per modificare i progetti, in quanto non risultavano ottemperate le fasce di rispetto cimiteriali: rimosso l’ostacolo tecnico, si procederà. E sempre l’8 marzo «è fissato - spiega Mapelli - un incontro tra la Commissione di sorveglianza del termovalorizzatore, l’Asl Milano 2, i sindaci e un esperto dell’Istituto Tumori di Milano per l’avvio di uno studio epidemiologico. Pensiamo anche a uno studio di parte, che commissioneremmo come amministrazioni, sulle emissioni inquinanti in zona. Ma parleremo di tutto in assemblea».
Allegato alla convocazione dell’assemblea il documento che elenca e racchiude le delibere comunali in cui si chiede l’apertura di un tavolo istituzionale sul progetto di raddoppio: sono 26, votate da tutti i Comuni del bacino interessato ma anche da molti centri della Martesana e della Bassa Bergamasca che hanno scelto di appoggiare la battaglia rivierasca. «Fra breve - ancora Mapelli - invieremo tutta la documentazione in Provincia e in Regione». Contro il raddoppio dell’impianto trezzese prosegue intanto la raccolta di firme promossa dal Wwf Le Foppe, e che proseguirà sino alla prossima metà di aprile. «Questo è quanto al momento - dice a Trezzo il sindaco Danilo Villa - . Temo che sino a dopo le elezioni ben poco si muoverà su questo fronte».
Ma dal Comune accanto, Pozzo d’Adda, si alza la polemica. «La nostra intenzione è invece quella di far uscire allo scoperto la politica proprio in questi giorni - tuona il sindaco Giancarlo Quadri - , anche, se, forse, in molti hanno valutato che non valesse la pena schierarsi alla vigilia del voto. Lo trovo incomprensibile, così come l’atteggiamento un po’ da retrovia scelto ad esempio dal sindaco di Trezzo, che alla manifestazione di sabato scorso è venuto senza fascia tricolore, e da tutti coloro che, in questi giorni di campagna elettorale, antepongono gli equilibri politici alla necessità di tutelare i cittadini. Se non si lotta uniti, la battaglia è persa».
Lettera al Premier firmata dal presidente di Anci Lombardia, borgomastro di Varese
di BARBARA CALDEROLA
— ARCORE — «GIÙ LE MANI dai soldi dei Comuni». Messaggio forte e chiaro per Silvio Berlusconi contro i tagli del Patto di Stabilità, recapitato ieri mattina da 19 sindaci brianzoli a Villa San Martino. «Siamo allo stremo», spiegano gli amministratori con striscione in mano e fascia tricolore in spalla. Il Presidente non c’era, ma Paolo Brambilla, primo cittadino di Vimercate, ideatore dello “sciopero”, è stato invitato dall’entourage del premier ad entrare e a consegnare la lettera firmata a nome di tutti da Attilio Fontana, presidente di Anci Lombardia e sindaco leghista di Varese, che ha appoggiato l’iniziativa pur non potendo partecipare per impegni pregressi.
«Abbiamo soldi in cassa, ma non possiamo spenderli – spiega Roberto Invernizzi, sindaco di Bellusco – in piena crisi, gli enti locali potrebbero vivacizzare la stagnante economia locale, ma anziché far da volano alla ripresa, rischiamo di trasformarci nell’ennesimo fattore frenante: molti di noi, per rispettare i paletti romani, sono stati costretti a differire il pagamento dei fornitori che, esposti con le banche, rischiano il tracollo». Un ritornello ripetuto in tutte le salse nelle sedi istituzionali, ma a Roma, sulla delicata questione, tutto tace. «E’ la prima di una serie di proteste che porteremo avanti ad oltranza – annuncia Laura Barzaghi, sindaco di Nova Milanese in trasferta ad Arcore – in queste condizioni non sappiamo per quanto riusciremo ancora a garantire servizi ai cittadini». «Nel 2009 abbiamo quadruplicato le risorse per i nuovi poveri, ma in futuro cosa accadrà? – chiede Sem Galbiati, sindaco di Cavenago – spetta a noi l’ingrato compito di respingere le famiglie che chiedono aiuto. Venga Berlusconi a farlo». Nell’occhio del ciclone, «la politica antifederalista del Governo - attacca Brambilla - l’Ici era l’unica leva su cui potevamo agire, ci hanno tolto anche quella senza rimborsarci (a Vimercate il buco è di 300.000 euro)». «Andiamo per stracci», denunciano gli amministratori. «La verità è che stiamo governando solo sulla carta – attacca Luigi Cerizza, vicesindaco di Caponago – senza soldi, che scelte facciamo?». Un’offensiva su tutta la linea a cui i campanili targati Pdl non se la sono sentita di partecipare: «Hanno perso un’occasione. Questa è una battaglia che dovremmo portare avanti uniti. Fontana è del Carroccio e non si nasconde dietro un dito».
MARCO ROCCHINI, primo cittadino di Arcore, Pdl di ferro, ha mandato i suoi saluti, ma non è intervenuto. «Quando ero sindaco, tre anni fa, ho manifestato contro l’esecutivo di centrosinistra – ricorda Adriano Poletti, consigliere provinciale del Pd, accanto ai sindaci a Villa San Martino – la situazione dei bilanci comunali è drammatica». «In queste condizioni programmare è impossibile – gli dà man forte Ezio Colombo, sindaco di Agrate – facciamo i salti mortali per far quadrare i conti».
«Mi dicono che il sito della Regione costi 18 milioni di euro – tuona Antonio Colombo, primo
cittadino di Mezzago – pari a sei anni di bilancio per noi. Così vanno le cose». «E’ inutile nasconderlo, siamo vicini al punto di rottura», chiosa Maurizia Erba, sindaco di Ornago.
Sciopero all’Alfagomma, a rischio 50 posti
— BELLUSCO — A RISCHIO DI LICENZIAMENTO, i 50 lavoratori dell’Alfagomma di Bellusco scendono sul piede di guerra. Domani, dopo una prima tornata nei giorni scorsi, tornano a scioperare ai cancelli aziendali per protestare contro le nuove dieci settimane di cassa chieste dall’azienda, a pochi mesi dalla chiusura del raparto meccanica (con cassa straordinaria e mobilità per 27 lavoratori) e dall’estromissione di altri tre operai dalla sede di Vimercate, per “trasferimento della funzione ad altra sede”. Il disimpegno arriva al culmine di un periodo di crescita, in barba alla crisi.
«Temiamo che questo nuovo fermo sia il preludio alla chiusura della raccordatura, ultimo reparto del colosso della gomma plastica rimasto in paese - spiega Walter Palvarin della Cgil –, è inaccettabile che in questo momento l’unica certezza sia la ‘dismissione’ dei lavoratori». Il caso Alfagomma è emblematico per un altro motivo: nel 2009, all’acme della recessione, l’azienda ha centrato importanti obiettivi produttivi e di qualità, seminando le concorrenti. «Per questo motivo è ancora più assurdo il disimpegno che profila all’orizzonte», aggiunge il sindacalista. Le cose sono andate così bene che le maestranze hanno ricevuto il premio previsto da precedenti accordi sindacali. Ora però rischia di andare tutto a rotoli.
La “base” chiede l’intervento immediato delle istituzioni. Il sindaco Roberto Invernizzi si è già messo a disposizione: «Serve un piano industriale che oggi non c’è, - spiega – il Comune svolgerà quel ruolo di mediazione fra le parti che deve avere come obiettivo il mantenimento del sito di Bellusco e degli attuali livelli occupazionali». «Alfagomma non può abbassare la saracinesca, in gioco c’è il futuro di altre 50 famiglie», spiegano gli operai. L’appello è rivolto anche alla Provincia che l’estate scorsa ha incontrato i contendenti. Il presidente Dario Allevi ha già garantito che la «Provincia è pronta a mettere in campo gli strumenti di sua competenza, con particolare attenzione alle lavoratrici, ai lavoratori e all’azienda, in una logica di sistema che veda il mantenimento e il possibile sviluppo dell’attività produttiva sul territorio».
Bar.Cal.
L’autocostruzione va in rovina Il cantiere è fermo da otto mesi
Problemi tra Aler e cooperativa Alisei ma anche di costi
di MONICA AUTUNNO
— TREZZO SULL’ADDA — AUTOCOSTRUZIONE in via Allende, lavori fermi da otto mesi, in cantiere devastazione, degrado e abbandono. La conclusione dei lavori? Per ora, ancora un miraggio: e fra gli autocostruttori in attesa, si registrano le prime defezioni. È infausto per ora l’esito dell’operazione di autocostruzione in via Salvador Allende, periferia nord della città, pilota a livello regionale e avviata ormai qualche anno fa, dopo la stipula di protocolli e partnership fra Comune, Aler, Regione Lombardia e una cooperativa, la Alisei srl, che aveva dato il proprio marchio a questo tipo di interventi coordinandone l’esecuzione. I lavori per la realizzazione della palazzina, costruita dagli assegnatari degli appartamenti in tre anni di duro lavoro, si sono arenati quasi certamente per «esaurimento fondi».
UN RECENTE sopralluogo dell’Ufficio tecnico comunale e un computo metrico successivo fissano la “quota cantiere” a circa il 75%. Erano infatti state completate le opere in muratura e le divisioni interne, pavimenti e finiture, tetti, infissi e molto altro. Gli alloggi erano già stati assegnati a sorteggio ai dodici nuclei familiari autocostruttori quando tutto si è arenato. In attesa di una difficile soluzione, si parla di esodi e defezioni dalla schiera degli autocostruttori assegnatari, che vedono lontano il sogno di un alloggio.
IN COMUNE si occupano della questione gli uffici dei Lavori Pubblici, per la parte tecnica, e l’Ufficio Servizi Sociali, perchè l’autocostruzione, in una Trezzo da anni portabandiera delle politiche per la casa, doveva rappresentare un fiore all’occhiello: in Lombardia i cantieri di questo genere sono pochi e pochi sono giunti al traguardo. «La situazione la seguiamo a distanza - spiega l’attuale assessore alle Politiche sociali Alessandra Sala - e possiamo solo dire che è complessa. Il divorzio fra Aler e la cooperativa Alisei che aveva seguito l’intervento è in corso, e come tutti i divorzi è lungo e complicato. I sopralluoghi fatti hanno avuto lo scopo di stabilire la consistenza del cantiere, perchè ora il nodo diventano i costi. Occorre capire - dice ancora - quanto occorre per chiudere i lavori, dopodichè Aler dovrà stabilire se coprire e finire, o se rinegoziare un finanziamento regionale. Sono cose riferite, ripeto. Abbiamo ereditato questa situazione e cerchiamo di gestirla: politicamente, non possiamo non parlare di un fallimento di chi l’ha promossa. E sperare che tutto si risolva nel più breve tempo possibile».
Colombo: «Bloccate altre tre iniziative»
— TREZZO SULL’ADDA — «CERTO IL NOSTRO sogno sarebbe stato completare l’intervento, e poterlo anche inaugurare. È andata diversamente ma non parlerei di un fallimento».
Giorgio Colombo, ex assessore alle Politiche sociali della città e oggi consigliere di minoranza per “Vivere Trezzo”, non rinnega la scelta fatta: quella di promuovere un progetto pilota, nell’ambito del quale fossero gli stessi cittadini assegnatari a costruire la propria abitazione. «Non solo il cantiere trezzese è fermo, anche gli altri tre che erano partiti, e per le medesime ragioni. Vorrei ricordare peraltro che i lavori sono quasi finiti: mancava davvero poco al traguardo. Dalle informazioni che ho, Aler si farà carico del completamento. L’esodo fra gli autocostruttori? A me risulta il caso di una sola famiglia, gli altri avranno le loro case». La “riffa” per l’assegnazione degli alloggi quasi ultimati era stata fatta in Comune, nel novembre precedente le elezioni. «Che io sappia - dice l’assessore Sala - questa assegnazione ‘prematura’ non rientrava nello spirito dell’autocostruzione. Secondo alcuni, le cose hanno iniziato ad andare male da quel momento». Monica Autunno
Ufficio postale a tempo pieno
Dopo le proteste ripristinata l’apertura pomeridiana
di ANTONIO CACCAMO
— CONCOREZZO — L’UFFICIO POSTALE torna a funzionare a «tempo pieno». Da lunedì gli sportelli di piazza della Pace riapriranno tutti i giorni dalle 8.30 alle 19, il sabato dalle 8.30 alle 12.30. Viene, di fatto, ripristinato l’orario in vigore fino allo scorso novembre, quando Poste Italiane in un’ottica di razionalizzazione del servizio aveva deciso di ridurre l’attività dell’ufficio concorezzese, unico caso in Brianza.
La città si era mobilitata contro una decisione che considerata penalizzante. L’amministrazione comunale targata Pdl e Lega Nord aveva protestato con Poste Italiane chiedendo la riapertura pomeridiana dell’ufficio.
«Sin dai primi giorni del mio mandato - commenta il sindaco Riccardo Borgonovo - ho instaurato un ottimo canale di comunicazione con Poste Italiane con l’obiettivo di migliorare i servizi rivolti ai nostri concittadini. A distanza di pochi mesi ci ritroviamo con una situazione del recapito della corrispondenza finalmente a regime - pochissimi disagi segnalati negli ultimi mesi - la riapertura degli sportelli e degli ottimi interlocutori in Poste Italiane con cui confrontarsi e discutere. Abbiamo avuto anche l’occasione di conoscere meglio i servizi offerti e valutare soluzioni che potrebbero dimostrarsi interessanti per il nostro Comune».
Soddisfatto anche Enrico Carini, responsabile della filiale di Milano 5 est di Poste Italiane: «Abbiamo messo a dispozione dell’Amministrazione Comunale le nostre attività di semplificazione dei rapporti tra il Comune e i cittadini, che sono sempre al centro di ogni nostra azione». «È un bel segnale di concretezza che lanciamo - commenta il vicesindaco Mauro Capitanio -. Gli incontri con con i vertici di Poste Italiane hanno portato non solo alla riapertura dello sportello, ma anche a un notevole ridimensionamento dei problemi del recapito segnalati dai cittadini. Abbiamo adesso sette portalettere fissi, un canale di comunicazione diretto con i responsabili della comunicazione e della distribuzione, un indirizzo email per la segnalazione dei disagi».
NEI PROSSIMI mesi la collaborazione Comune-Poste proseguirà con assemblee informative sulle frodi on-line e sulle truffe agli anziani: «Inviteremo industriali, artigiani e commercianti a un incontro con Poste per raccogliere anche le loro segnalazioni di disservizi e cercare di risolvere anche quelli», aggiunge Capitanio.
Resta attiva, intanto, la casella di posta elettronica (postainritardo@comune.concorezzo.mb.it) per segnalare i ritardi della consegna della posta. Gli utenti potranno far sapere in tempo reale ai loro amministratori se ricevono fuori tempo massimo una raccomandata, una lettera, il loro quotidiano in abbonamento, un pacco o una cartolina.
Le polemiche entrano nel nuovo municipio
— BRUGHERIO — UN NUOVO EDIFICIO comunale avveniristico collegato a una nuova zona residenziale tra via De Gasperi e viale Lombardia e la valorizzazione del vecchio edificio di Villa Fiorita con un parco accanto. Un progetto messo in piedi dalla Sering s.r.l. di Concorezzo, (quella dell’Aquaworld per intenderci) grazie al Piano Integrato di Intervento ora esecutivo delle Due Torri che al Comune non costerà un euro. In pratica il Comune cede l’area alla società in cambio di un nuovo Municipio concepito come quelli del resto d’Europa moderno ed ecocompatibile e cede terreni edificabili per il residenziale sia convenzionato che privato. L’annuncio è arrivato dal sindaco Maurizio Ronchi, alcune settimane fa, ma non ha mancato di scatenare polemiche. Il Pd capitanato da Marco Troiano dice: «Il sindaco ha sbandierato ai quattro venti un progetto enorme con tanto di costruzione di case, negozi e grattacieli (fa riferimento alla torre progettata al di là di viale Lombardia e collegata al centro con ponti pedonali mobili) – hanno scritto – ma lo ha fatto incurante del rapporto con la minoranza, con le istituzioni, con la città». In realtà il progetto è ufficialmente passato in Commissione Urbanistica. Ma ci sono altre obiezioni alle quali la Giunta dovrà rispondere: «Ci devono dire con chiarezza qual è la portata del progetto e quali idee ci sono per la struttura del nuovo Comune, come saranno gestiti i 600 posti del parcheggio sotterraneo, che ne sarà del mercato cittadino del sabato, che impatto avrà questa grande costruzione, quali idee ci sono sugli spazi pubblici e sulla loro distribuzione in tutto il territorio cittadino – continuano – Infine la sede del nuovo Comune in piazza Gianfranco Miglio, rispettabile professore universitario ma ideologo di un movimento politico, suona come un “marcare il territorio” da parte della Lega, senza alcuna considerazione per il resto della cittadinanza».
Laura Marinaro
Comuni contro il microcrimine
Più mezzi e pattuglie, pronto intervento contro i campi rom
di BARBARA CALDEROLA
— TREZZO SULL’ADDA — VERTICE SICUREZZA per i comuni dell’Adda. Trezzo chiama a raccolta il “vicinato” e i sindaci siglano un protocollo di intesa per combattere la microcriminalità. Tre i punti su cui hanno convenuto gli amministratori di Grezzago, Basiano, Masate, Cornate, Pozzo, Vaprio, e Busnago nei giorni scorsi. Primo: l’estensione del pattugliamento del territorio alla fascia notturna, dalle 20 alle 24, la più a rischio. Secondo: il lancio di un piano di intervento diurno per scongiurare problemi contingenti, a partire dalle soste abusive di Rom, terzo: la firma di una convenzione che regoli l’uso di attrezzature comuni, battezzando di fatto un parco-macchine condiviso di etilometri, telelaser, e forse anche postazioni volanti di controllo con telecamere, di cui in parte il territorio è già dotato. C’è poi un quarto punto: la mappatura delle zone “grigie” da recapitare direttamente al Prefetto, nel corso di un incontro ad hoc, che le piazze nostrane chiederanno a breve.
«Lo scopo dell’iniziativa – spiega il sindaco di Trezzo Danilo Villa che l’ha ideata – è ottimizzare risorse umane ed economiche su un tema che sta a cuore a tutti». Dopo il suo divorzio dall’Aca (Associazione Comuni per l’Adda), l’amministrazione vara subito un nuovo consesso, che nasce però con dei paletti: «il tavolo sicurezza è ‘leggero’, di facile convocazione – spiega Villa – ed anche estremamente concreto». Tempi e modi di attuazione dei progetti saranno chiariti nelle prossime settimane. Trezzo da mesi si dà da fare sulla partita sicurezza, cavallo di battaglia della nuova giunta. La stretta sulla microcriminalità si fonda su un’idea precisa: raschiare il barile per combattere una guerra affrontata in genere ad armi impari. Ed è alla Regione che il Comune si è rivolto chiedendo 300.000 euro di finanziamento per l’acquisto di telecamere di ultima generazione, fisse e volanti, nell’ambito del cosiddetto “Distretto commerciale diffuso”, un’azione che il Pirellone ha messo in cantiere allo scopo di sostenere il commercio di vicinato e che favorisce cordate fra pubblico e privato. In quest’ottica, è prevista la riqualificazione di un’intera area (anche oltre i confini del singolo comune). La Regione ha messo in palio 20 milioni di euro per i centri di pianura su questo fronte.
Asili nido: azzerate le liste d’attesa
— VIMERCATE — AZZERATE LE LISTE di attesa al nido. È sul sociale che si concentrano gli sforzi dell’Amministrazione. Da quando un anno fa è entrato in servizio il nido Oplà di Ruginello (36 utenti, si sono aggiunti agli altri 36 di Oreno, entrambi accettano piccoli dai sei mesi in avanti), in città non ci sono liste d’attesa. A far la parte del leone, la struttura di via XXV Aprile, il nido Arcobaleno (66 utenti) che accoglie piccoli fin dai tre mesi di vita, ed è in carico all’amministrazione. Il servizio costa a Palazzo Trotti poco meno di mezzo milione l’anno, arriva infatti a 854 euro la quota pro capite che il Comune versa mensilmente per ogni piccolo iscritto. Da sommare alla retta pagata da mamme e papà, che parte da 150 euro e arriva a 630 (dai 60.000 euro annui di reddito in su), calcolati sulla base del redditometro Isee, con cinque le fasce intermedie. «Il nostro nido è un esempio di politica attiva a sostegno della famiglia – spiega Carla Riva, assessore ai Servizi sociali – con il precariato aumentano le mamme che riprendono a lavorare subito dopo la nascita di un figlio». Il nido è un salasso per le casse pubbliche: il grosso dell’esborso se ne va per il personale. «Ma non se ne può fare a meno», chiosa Riva. Bar.Cal.
Schiaffo romano sul bilancio
Il Comune «punito» per aver sforato il Patto di Stabilità
di BARBARA CALDEROLA
— VIMERCATE — STANGATA DEL GOVERNO sul bilancio di Vimercate. Roma punisce il Comune, colpevole di aver violato il Patto di Stablilità nel 2009. Con una conseguenza immediata sulla manovra da 30 milioni di euro presentata giovedì sera in consiglio dal sindaco Paolo Brambilla: il taglio per il 2010 di mezzo milione nei trasferimenti statali (l’anno scorso fra compartecipazione Irpef e trasferimenti ordinari nelle casse municipali sono arrivati 1,940 milioni, quest’anno 1,490). «È il ringraziamento per aver pagato i fornitori senza fare giochetti evitando il collasso dell’economia locale», attacca il primo cittadino. Una battaglia quella sull’iniquità dei vincoli centrali e sulle «regole irrazionali imposte dal Governo nella gestione della spesa» portata avanti da Brambilla in seno all’Associazione nazionale comuni di Italia, a fianco del sindaco di Varese Attilio Fontana. In effetti il Molgora è in buona compagnia: «un quinto delle piazze lombarde non è riuscita a rispettare gli assurdi paletti dell’esecutivo», spiegano in Anci. «Gli sprechi non sono certo a Vimercate – aggiunge Brambilla – abbiamo 30 dipendenti in meno di 5 anni fa, pur erogando più servizi. La retribuzione media dei nostri funzionari è di 29.000 euro, nei ministeri sale a 45.000». «Questa è l’ultima volta che riusciamo a garantire i servizi di sempre – annuncia – senza l’aiuto del privato sociale avremmo difficoltà molto maggiori». Taglia e cuci, l’amministrazione ha mantenuto inalterata la dotazione standard a disposizione dei cittadini e ha preparato un piano di opere pubbliche diverso da quello degli anni scorsi. Il 2010 sarà caratterizzato da una miriade di interventi di manutenzione ordinaria, 750 solo nelle 14 scuole cittadine, per un valore che sfiora i 3 milioni. Unica voce fuori dal coro, il rifacimento delle facciate in Villa Sottocasa da 450.000 euro. Per pareggiar i conti, la giunta ha promosso un lavoro di limatura di tutti i capitoli «dalla cancelleria all’appalto rifiuti - sottolinea Brambilla – se ci saranno risorse extra le metteremo sul fronte anti-crisi». È questo il punto dolente. «Se il Governo ci lasciasse spendere i soldi che abbiamo in cassa, faremmo di più. Vimercate riceve 2 milioni di trasferimenti in meno dei comuni lombardi con gli stessi abitanti. Da noi la quota pro capite è di 172, 55, a Bresso, ad esempio, arrivano 221,40 euro».
Protesta contro l’inceneritore «Troppe divisioni e bandiere»
Legambiente non condivide i toni della manifestazione
di MONICA AUTUNNO
— TREZZO SULL’ADDA — «SULLA PROTESTA contro l’inceneritore troppe divisioni e troppe bandiere: così perderemo la battaglia». A qualche giorno dalla manifestazione contro il raddoppio dell’impianto di via Pastore, indetta sabato scorso da Legambiente e cui hanno preso parte amministratori, politici e associazioni varie, una polemica lettera aperta del leader del gruppo di minoranza “Più Trezzo”, Carlo Sironi. «La manifestazione contro il raddoppio dell’inceneritore di Trezzo ci ha ricordato un po’ i polli di Renzo del Manzoni: è stata l’occasione per mostrare le divisioni che attraversano le truppe chiamate alla difesa del territorio». Il presidio era stato indetto da Legambiente. Sono comparse molte altre bandiere, ma non sono sfuggite alcune divisioni. «Innanzitutto - scrive Sironi - ci preoccupa aver constatato la spaccatura della maggioranza Lega-Pdl: non era presente il “sindaco”, bensì il “leghista” Danilo Villa. Questo abbiamo constatato e non è certo una sfumatura. Amarezza anche per la divisione tra le opposizioni di Trezzo, vista l’assenza pressoché totale dei componenti di Vivere Trezzo. Fra i pochi cittadini presenti, fra Liste Parrocchiali (come è stata definita con tono spregiativo ”Più Trezzo” da un importante responsabile locale di Legambiente), tra mercatini e gazebo, oltre a striscioni più adatti ad un derby che ad una battaglia comune che dovrebbe avere l’obiettivo di difendere la salute e la qualità della vita dei nostri cittadini, la sensazione è stata che se qualche “principe” della Prima srl si fosse affacciato dalla torre fumante dell’impianto si sarebbe fregato le mani, intravedendo la concreta speranza di poter realizzare il progetto in tempi ancor più rapidi del previsto».
L’invito, quello a recuperare l’unità d’intenti e ad accantonare divisioni e vessilli di partito. «Se davvero vogliamo dare qualche speranza a questa battaglia dovremo essere tanto bravi da portare in piazza la gente comune, le famiglie, i nostri giovani, dimostrando che nessuno vuole “usare” la salute dei cittadini e la salvaguardia del territorio per piccole dispute personali o di parte, diversamente quei signori sapranno certamente cogliere l’occasione per screditare e sminuire la nostra resistenza».